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UN PARTITO PER I TEMPI NUOVI
La società è cambiata e continua a cambiare. Sono cambiati e cambiano i rapporti tra persone, soggetti sociali, Stati: nuovi sono i rapporti e gli interessi nell'epoca contemporanea.
La fine delle grandi ideologie che hanno caratterizzato l'ottocento ed il novecento ha determinato anche la crisi dei sistemi politici e delle forme-partito che ne sono stati la rappresentazione.
In Italia abbiamo assistito al collasso della cosiddetta "prima Repubblica" e l'affermarsi di un sistema politico precario ed inconcludente, incapace di rappresentare adeguatamente gli interessi della gente. In quindici anni le condizioni del Paese sono arrivate a peggiorare: nessuna riforma, tra le tante necessarie, è stata realizzata; la capacità competitiva si è ridotta, il debito pubblico è aumentato; l'instabilità di governo permane (cinque elezioni politiche e dieci governi in quindici anni).
Le persone si sentono più insicure ed inquiete di fronte al futuro, sono sempre più lontane da una politica e da istituzioni incapaci di rappresentarle, private persino della possibilità di scegliere i loro rappresentanti da ristrette ed inette oligarchie che dominano gli attuali partiti.
La politica, nella società contemporanea, rappresenta comunque una risorsa indispensabile per guidare verso un ordinato progresso, elemento di speranza e fiducia collettiva.
I partiti, strumenti della politica nella democrazia contemporanea, devono saper ricucire il rapporto con la gente leggendo i tempi nuovi; devono darsi una missione ed una organizzazione che dia senso al cammino verso il futuro.
- Il "Partito nuovo" sarà una confederazione di partiti regionali, a loro volta espressione ed unione di realtà territoriali,
- Sarà un partito di cittadini iscritti che decidono le scelte politiche in base ai principi di solidarietà e di sussidiarietà e ad un sistema di valori che riconoscono la centralità della persona, della famiglia e dell'impresa; un partito di iscritti che scelgono democraticamente i propri dirigenti ed i propri candidati alle diverse cariche pubbliche.
- Sarà un partito per la democrazia liberale, per l'economia di mercato come mezzo per il conseguimento del benessere di tutti i cittadini, per una società inclusiva che valorizzi il pluralismo sociale, economico, politico ed il merito individuale, senza discriminazioni razziali, religiose o di genere.
- Un partito riformatore che rifiuta l'impostazione ideologica e le logiche di classe e di corporazione; che supera le inattuali distinzioni di destra, sinistra e centro.
- Un partito che pone come cardine delle proprie teorie ed azioni politiche non solo il fattore "benessere economico" ma anche quello del "benessere personale" inteso come sistema di valori, di regole e di opportunità generatrici di armonia sociale ed ambientale.
- Un partito che genera sicurezza e benessere perché si assume la responsabilità di indicare ai cittadini obiettivi e metodi della propria azione; perché con la sua organizzazione ed i suoi dirigenti vive tra la gente e ne condivide ansie ed aspirazioni.
- Il rispetto delle regole e l'etica nei comportamenti è caratteristica di una forza politica che si propone di accompagnare il Paese, con determinazione e concretezza, nel governo della società contemporanea, in cui la complessità va considerata un'opportunità da valorizzare e non una criticità da semplificare.
- Un partito per guidare una grande riforma costituzionale, per una nuova organizzazione delle Istituzioni e dei poteri nazionali e locali; per uno Stato in cui si contemperi la rappresentatività democratica del Parlamento, l'efficacia decisionale del Governo, l'autonomia dei controlli.
- Un partito per rappresentare tutti coloro che vogliono realizzare un progetto di benessere personale legato ad un grande progetto di miglioramento e di progresso comune.
24 ottobre 2009
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MANIFESTO PER IL CAMBIAMENTO E IL BUONGOVERNO
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L’Italia vive una stagione difficile. La crisi è superabile, e non è impossibile unire la maggioranza degli italiani intorno alle decisioni che portino il paese sulla strada giusta. Ma la politica non ce la fa.
La politica non è tutto: una società aperta, un’economia dinamica, istituzioni sane possono vivere anche quando la politica è in crisi. Ma in Italia siamo nel mezzo di una Guerra dei Quindici Anni che si ostina a non finire; che, anzi, continua a radicalizzarsi e sta sfibrando le istituzioni, l’economia, il tessuto sociale. Senza la capacità della politica di guidare, mediare, unire, non saranno sufficienti l’impegno, gli sforzi, i sacrifici degli italiani che intraprendono, difendono la dignità del loro lavoro, tengono duro.
Occorre dire una verità: le due attuali parti contrapposte non ce la fanno. La destra ha un capo indiscusso (con un potere mediatico, economico e finanziario senza precedenti), una larga maggioranza in Parlamento, significativi consensi popolari; eppure, non riesce a realizzare le decisioni e le riforme necessarie. L’opposizione imperniata sul PD non ha un’originale cultura politica e non propone un’alternativa credibile. La risposta per il paese non può venire dal populismo di destra, che è uno dei maggiori pericoli per le nostre società, in special modo nelle sue componenti xenofobe; né da una sinistra socialdemocratica, un’esperienza che ha un valore storico, ormai esaurito.
Occorre tirare le conseguenze da questa verità, se vogliamo realizzare una moderna democrazia dell’alternanza. Impegnarsi per non accrescere l’asprezza del conflitto: la maggioranza degli italiani non condivide che esso degeneri in disprezzo, confusione e inconcludenza. Non basta; occorre costruire una nuova offerta politica: c’è un largo spazio di opinione insoddisfatta e di potenziali consensi per chi sappia rappresentare in modo credibile l’interesse generale e organizzare le nuove opportunità del futuro.
A questa larga parte dell’Italia va proposto un serio progetto politico democratico, liberale, popolare, di cambiamento e buongoverno.
Massimo CACCIARI
Giuliano DA EMPOLI
Lorenzo DELLAI
Linda LANZILLOTTA
Vilma MAZZOCCO
Roberto MAZZOTTA
Andrea MONDELLO
Francesco RUTELLI
Bruno TABACCI
Elvio UBALDI
Giuseppe VITA
28 ottobre 2009
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